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Prefazione
E quand’anche li potenti li fecino assaggiare fortuna di uno principe, lo reietto restava reietto, poiché colmo di virtù ma sprovvisto di fortuna. A disdirsi debba dunque lo reietto costruirsi sua fortuna, che non si basi su’ e famigliarità sue, bensì su sua virtù e su mobilitazione de’ fortuna a sé attorno. Ragion per cui uno reietto non s’ha da svendersi ne’ confronti de’ li patroni sua, poiché ‘sendo loro stiavi quanto Re de’ loro benefizii, non s’accorgono dell’artifizialità sua ovvero dello valore scarso, acciò pure che quel che sia artifiziale ha motivo d’essere replicato. Sendo il moderno potere strutturalmente incompatibile con quel de li’ tempi pregressi, uno reietto moderno s’ha da considerarsi privato de’ sua fortuna e virtù, tale in uno principato, ma le sua virtù non s’azzardino allo pensiero de’ spegnimento quale mossa di potere. Imperò s’ha da considerare compatibile a ‘lo passato come uno Principe moderno ne disponga facultà, sicché spenga in figura socialmente benevola, o riservata; uno Reietto ne trarrebbe morte sociale. Per ridotta virtù o ridotta fortuna, o mutilate entrambe, uno reietto s’ha da sviluppare facultà di iudizio, verso ‘li altri, ma maggiormente verso egli stesso. Acciò consegue costienza ed arbitrio, delli quali ‘li già Principi temono e delli quali li reietti debbono farne patroni, poiché lo arbitrio può errare e l’errore non può controllarsi da coloro che traggano vendemmia da terreno sicuro e fertile. De cui uno reietto forte de sua povertà di fortuna o di virtù, debba ben guardarsi dallo falso passo, poiché forzato a rimanerervi vigile per sua incolumità. Acciò, uno reietto debbe riconoscere ‘e debolezze sua, affinché voglia e possa trasformarsi da uno Reietto ad Uno principe, per fortuna o per virtù. Egli può raggiungersi solamente al lascito de’ la retorica umanistica moderna, nonché de’ le regole che lo iuoco impone: ruinando, usurpando, insultando ed iniorando l’astio che ne venga conseguente. Uno reietto odierno detiene facultà de’ aspirazione al posto d’uno principe, ma debba egli abbandonare ‘e sua morali e sua percezione dello iusto.
Capitolo 1: Per fortuna o per virtù
Colui lo quale brama il potere d’uno Principe debbe modulare la sua fortuna, prostrandosi essa a colui ch’azzardi ‘e sua infantilità, poiché il caso muovesi con o sansa l’uomo ma muovesi differente quando uno Reietto qualsiasi sperimenti e’ limiti de’ sua curiosità, periculoso ch’esso sia, acciò che null’abbia egli.